Una lingua una sola scrittura

limbaÈ risaputo che la Lingua Sarda è, fra le numerose minoranze etnico-linguistiche italiane, quella con il maggiornumero di parlanti, lingua che, al pari delle altre, ha ora ottenuto dallo Stato e dalla Regione Autonoma della Sardegna, dopo oltre 55 anni di colpevole silenzio, la legittimazione giuridica “ad esistere”, rispettivamente in virtù della Legge n. 482 del 15.11.1999 e della Legge Regionale n. 26 del 15.10. 1997 sulla “Promozione e valorizzazione della cultura e della Lingua di Sardegna”.

È innegabile che il notevole ritardo con cui questi provvedimenti legislativi hanno reso giustizia alla nostra Limba ha finito col provocare danni gravissimi (speriamo non irreversibili) all’uso della stessa a tutto favore della omologazione linguistica italiana, imposta per legge nelle istituzioni pubbliche della Repubblica, come la scuola, gli uffici pubblici, la stampa, la radio, la televisione.

La resistenza dei Sardi alla “dissardizzazione” linguistica è stata messa in atto, in quest’ultimo mezzo secolo, non certo dalla famiglia o dalla scuola, le istituzione primarie per la veicolazione della lingua e della cultura di un popolo, ma innanzi tutto dalle centinaia di poeti e di scrittori in sardo, da una miriade di premi letterari sparsi sull’intero territorio isolano, da riviste letterarie come S’Ischiglia, da alcune opere del maestro della linguistica sarda Max Leopold Wagner (La lingua sarda – storia, spirito e forma (1951) e il Dizionario Etimologico Sardo (DES, 1960-67), che hanno fatto conoscere, apprezzare e studiare la Lingua Sarda nel mondo.

Tentativi lodevoli ma non certo sufficienti a preservare il nostro idioma dall’urto massiccio e pervicace della lingua nazionale, se si può oggi affermare che il Sardo viene sì ancora “parlato”, ma soltanto in situazioni informali ed in maniera del tutto subalterna, per lo più dalle persone adulte, mentre i giovani (e purtroppo solo una minoranza di essi) hanno al massimo acquisito la competenza passiva della lingua, riuscendo cioè a comprendere il Sardo dei loro genitori e dei loro nonni, senza però riuscire a parlarlo.

Recriminare o piangere su quello che sarebbe potuto essere il destino della nostra Limba e della nostra Terra, come l’insistenza nel volere a tutti i costi ricercare colpe passate o presenti, credo sia un esercizio obsoleto e sterile, di fronte ai nuovi compiti che attendono i Sardi tutti in forza del nuovo quadro giuridico che proietta il Sardo verso il futuro.

“La nostra Lingua Sarda, perché abbia la possibilità di svolgere appieno le funzioni che competono ad una lingua ufficiale, ossia ampia circolarità per messaggi orali e scritti di qualsiasi natura, nonché certezza, coerenza, univocità, efficacia, forza, diffusione, in una parola “equipollenza” con le altre lingue, non può fare a meno di avere norme certe, universali e condivise. Norme che costituiscono punto di riferimento unico e sovralocale per qualsiasi utilizzatore sardo o esterno” (LSU, a cura della R. A. S. – Cagliari 2001)

Da qui la necessità che i Sardi si convincano, prima di ogni altra particolaristica o localistica considerazione, che la Lingua Sarda, dopo aver ottenuto il riconoscimento giuridico, deve assurgere al ruolo di Lingua Unificata (che non significa Lingua Unica), se è vero che di Lingua della Sardegna, e non di varianti, hanno inteso i legislatori parlare approvando la già citata L. R. n. 26/1997.

Scrive il prof. Francesco Casula in Lacanas n. 6/2004:- È stato detto e scritto che la proposta di Lingua Sarda Unificata (LSU) impoverirebbe la Lingua Sarda uccidendo le varie parlate e dialetti. Io penso esattamente il contrario: è l’unico strumento per salvare tutta la ricchezza linguistica e lessicale del Sardo. C’è di più: iniziare a praticare l’unificazione ortografica e linguistica non è più procrastinabile se vogliamo andare oltre una generica e improbabile tutela e valorizzazione della Lingua Sarda, per puntare diritti al Bilinguismo perfetto, ovvero alla parificazione giuridica della Lingua Sarda con quella italiana.

Al di fuori di questa prospettiva la Lingua Sarda , senza koinè, è destinata a morire o a vivacchiare e languire, marginalizzata e ghettizzata nei balli tondi delle feste paesane-

Certo la LSU, proposta scaturita da una Commissione di studio nominata dalla Regione Sarda negli anni 1998-99, composta da dieci tra i massimi esperti e studiosi della materia, può essere emendata, ampliata, corretta in alcune sue parti, ma quel che più conta è che dell’unificazione o standardizzazione del Sardo si deve continuare a discutere in termini operativi e pragmatici, rispettando certamente l’enorme patrimonio lessicale delle varie parlate o dialetti di Sardegna.

Standardizzare una lingua significa prima di tutto stabilire regole comuni, a cominciare dalle norme ortografiche, pena l’impossibilità di proporne l’insegnamento nelle scuole.

Una lingua per la Sardegna e per tutti i Sardi non vuole assolutamente dire che ogni Sardo dovrà rinunciare alla parlata propria, ma che dovrà o potrà affiancare la sua “variante” alla Lingua Sarda Ufficiale, in nome di una appartenenza ad uno specifico territorio ed alla cultura complessiva che lo esprime e caratterizza.

Se su questa prospettiva si dovesse marciare, altro non si vericherebbe che quello che è avvenuto e continua ad avvenire tuttora in Italia: dalle Alpi alla Sicilia tutti si riconoscono nella Lingua Nazionale Italiana, eppure ogni Regione o subregione continua a parlare le varianti locali, per niente soffocate dalla dominanza dell’Italiano.

Dunque, per analogia, dalla Gallura al Campidano tutti i Sardi dovranno accettare e riconoscersi nella Lingua Sarda Unificata, appunto la Lingua ufficiale della Sardegna, pur continuando a parlare e scrivere nella loro variante.

Questo il percorso obbligato che dovremmo affrontare con lungimirante impegno, senza ripicche localistiche, così come han fatto prima di noi i Rumeni, gli Ungheresi, i Finlandesi, gli Estoni e, per ultimi, i Catalani, le cui varianti interne erano ben più numerose delle nostre.

E quando ciò avremo saputo fare, e solo allora, potremo parlare di Bilinguismo perfetto e potremo attuare l’insegnamento del sardo nelle scuole ed in sardo.

Antoninu Rubattu (Tonino Mario Rubattu) Copywrite 2013

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